Nel Medioevo per poterlo raccogliere si doveva purificare la mano destra lavandola a tre fonti diverse per tre volte e adoperare un ramo di quercia, indossando candidi abiti di lino.

 

Erba apotropaica, usata per allontanare gli spiriti maligni, era usata ai funerali e nei riti in memoria dei morti. Nell’Isola di Creta è segno di lutto.

 

Per lungo tempo si era creduto che fosse altamente curativo nei casi di pazzia e demenza. Avicenna da Dioscoride e altri, invece, sostenevano che il suo uso provocasse sangue torbido e malinconico.

 

Nel 1800 alcuni inglesi residenti in India indossavano una collana realizzata con legno di basilico, credendo che neutralizzasse gli impulsi elettrici allontanando i fulmini, come sosteneva la religione indù. Nello stesso periodo, durante le eclissi, il basilico veniva mangiato e messo nelle riserve d’acqua per prevenire le contaminazioni.

Il dottore fiammingo Van Helmont, riteneva che il basilico tritato lasciato in mezzo a due mattoni si trasformasse in scorpione! 

Il basilico ha ispirato il simbolo della Dolcezza e l’impresa: “Quo mollius, eo soavius” (Quanto più delicatamente, tanto più soavemente).

 

In California è chiamato yerba buena, erba tenera, dolce.

 

In Occidente il basilico ha un simbolismo erotico. In Toscana era soprannominato amorino; in Sicilia era il simbolo dell’ amore ricambiato, come nella Roma antica.  Al riguardo, la bellissima testimonianza del Boccaccio con una delle sue novelle più delicate e ricche di sentimento: Lisabetta da Messina, in cui una pianta di basilico nasconde il segreto della sfortunata fanciulla.

Una novella diffusa in tutta Italia, denominata in Toscana Il basilicone, narra la storia d’amore, a lieto fine, tra una ragazza, Caterina, apprendista sarta, che tutte le mattine innaffia una rigogliosa pianta di erba regale, e il bel principe, che, percorrendo quella strada tutti i giorni, finisce per notarla, innamorandosene.

SIMBOLISMO E ALTRE CREDENZE SUL BASILICO

Nell’antichità il basilico era considerato una pianta divina.

In India, patria di origine dell’elegante erba, vi è un basilico sacro, chiamato tulasi, identificato con la dea della bellezza, della quiete e dell’armonia, Lakshmi, sposa di Víshnu.  Tulasi, invocata per proteggere dalle malattie, favorisce il concepimento e apre il cammino verso il mondo celeste, per cui viene deposto religiosamente sul petto dei morenti.  Il basilico è venerato anche dagli shivaiti: Krishna ha adottato quest’erba per il suo culto.

Greci e Romani credevano che per far crescere una sana piantina di basilico fosse necessario seminarla accompagnando l’operazione con insulti e maledizioni. A quest’antica usanza si deve il detto proverbiale Cantare il basilico, imprecare contro qualcuno senza mezze misure.

Presso i Romani era il simbolo degli innamorati.