Ancora una volta la "Violet" veleggia lieve, come in sogno, sospesa sull’antico Fiume Sacro. Poche altre imbarcazioni si muovono pigramente sulla superficie che rabbrividisce, increspandosi al soffio della brezza gagliarda... Lontano un’altra vela spiegata si staglia, bianca e nitida sulle immense dune di sabbia dorata. Questi titani convessi di polvere d’oro sembrano immergere volentieri i loro fianchi debordanti nelle scure acque, fresche e vitali.  
Ed è proprio lì, dove si danno appuntamento le potenti forze elementali, che si crea il miracolo:  il fuoco rovente della "raml" la sabbia surriscaldata dal sole e le fredde acque che scorrono impetuose, come per scappare dalle sgrinfie della diga, si incontrano, si interpenetrano e giocano quasi con le loro energie. Qui esse si conoscono intimamente, e fanno sprigionare la vegetazione, il verde... nuova vita e speranza ai confini del paesaggio austero.     

 

Durante il viaggio verso l’isola di Sehel il nostro ospite Usama si dimostra molto loquace, e ci racconta della sua vita, della sua nuova barca: recentemente ne ha presa una a motore. L’ha ordinata a Esna perché lì le costruiscono presto, al massimo in due mesi, da altre parti ci vuole molto di più.  Si chiamerà "Violet", come la piccola feluca che ci ospita; è un nome a cui Usama è molto legato e ci conferma  che tutte le barche devono avere un nome femminile: come le donne, anche le barche hanno bisogno di essere guidate con dolcezza, ma con mano ferma (e intanto Usama ci sorride sornione col suo contagioso e luminoso sorriso nubiano).
Stavolta siamo sbarcati sull’isola dal lato occidentale, mentre ad oriente vi è l’attracco per la visita della "stele della carestia". Una volta a terra, invece di farci visitare il solito villaggio nubiano "prefabbricato" per turisti, egli ci accompagna da una sua amica :  Maha. Lei fa parte del villaggio nubiano di Sehel, ed ha una sua casa, vicina alla moschea ed alla scuola del villaggio. Suo figlio è sullo spiazzo che gioca a palla con gli amici.      

Non ci vuole molto e già Gabriele fa amicizia con lui, i nubiani sono molto ospitali e così in breve il ragazzino accompagna Gabriele a visitare il suo villaggio.
 Maha è una giovane donna, con occhi intensi ed un sorriso affascinante: è separata da suo marito, e vive sola con il suo figlioletto.  Nei suoi occhi leggiamo una tristezza profonda, un’inquietudine per il fatto di aver sbagliato nel matrimonio,  poi...la solitudine: ora non si fida più... non vorrebbe rifare lo stesso errore un’altra volta.  Usama ci racconta, poi, che si sente sprecata, senza un vero lavoro e una famiglia... ma questa è un’altra storia.   Nonostante tutto, il suo sorriso è vivo e sincero: Maha è una donna forte, di gran carattere, ed anche intelligente, la sua felicità tornerà, ne siamo certi !   Ospitale e gentile, Maha parla bene l’inglese e ci intrattiene mostrandoci un piccolo coccodrillo vivo proveniente dalle acque profonde del lago Nasser, a qualche chilometro oltre la High Dam. Usama fa lo spiritoso con lei, si capisce che gli è molto simpatica, ma nessuno dei due ha intenzione di provarci (bisogna dire, ad onor del vero, che Usama è uno scapolone impenitente, e non vuole saperne di rapporti fissi).

Alla fine, ci scambiamo i saluti, ma un pezzetto di cuore è rimasto laggiù, a Sehel.


In una seconda uscita, stavolta con la barca a motore di un suo amico (la sua arriverà la prossima settimana) Usama ci porta alla "spiaggia", un posto dove turisti e gente del posto viene a fare il bagno : l’acqua è fresca e pulita, e viene continuamente rinnovata per il deflusso dalla Grande Diga. E’ necessaria la barca a motore perché bisogna andare ancora più a monte, sul "Barbar", quasi nella zona delle rapide, e con la feluca il tragitto è proibitivo. 

IN FELUCA CON OSAMA

Mentre la nostra piccola Violet bianca e silenziosa solca leggera le acque mosse  con il vento in poppa, sulla sponda occidentale una carovaniera di cammelli porta i turisti al villaggio nubiano "standard". Le  loro lunghe ombre si stiracchiano pigramente giù per le balze sabbiose, quasi siano stanche di stare attaccate ai corpi degli animali... Attorno alla barca gorghi e vortici si alternano, ribollendo, ma Usama dice che lui li conosce "by heart", e non sbaglia mai.
Come in un quadro iperrealista, donne, vestite di azzurro e di giallo si attardano in una insenatura, lavando i panni nella fredda acqua che scende nel grande Nilo.  

Una giovane ragazza prosperosa uscita dal villaggio, cercando refrigerio al grande caldo, si avventura con le gambe nell’acqua, addosso ha ancora il vestito : la madre (o la suocera) intabarrata di nero, le sta accanto e non la perde d’occhio un secondo... non si sa mai ! Immagini nitide e perfette di bambini si rincorrono, piccoli nubiani dalla pelle scura e lucida, con i capelli crespi e i sorrisi di luce... ci guardano, ci osservano...

giocano a palla vicino alla riva o si avventurano con microscopiche barche artigianali affiancando la feluca, salutandoci  con gioia e cantando canzoni.
 

Infatti "Qubbet el Hawwa" , "la cupola del vento" è il nome dell’altura più elevata sovrastante la sponda occidentale del Nilo, qualche chilometro più a valle, sul costone della quale sono scavate le famose "Tombe dei Nobili" (che abbiamo visitato nelle escursioni passate). Altra cosa interessante vista di sfuggita durante la navigazione è il Mausoleo dell’Aga Khan. Una di queste volte ci faremo una capatina, per ora ci accontentiamo di vederlo dalla barca. 
Mentre all’andata il viaggio è diretto, e tanto semplice che Usama fa reggere il timone a Gabriele; al ritorno, pur avendo la corrente a favore, siamo costretti a bordeggiare per il forte vento contrario e zigzaghiamo da una sponda all’altra mentre Usama canticchia una canzone nubiana.

Passiamo anche vicino al vecchio mulino medioevale, ancora in buono stato di conservazione ed è una struttura interessante. Decisamente dei pomeriggi da favola, e non è che l’inizio... la prossima volta, con la barca a motore, Usama ha ventilato l’idea di portarci a Kom Ombo "by motor-boat" un giorno intero di navigazione, con pranzo nubiano cotto (da lui) sulla riva al momento giusto !

La corrente è molto forte e non si può scherzare, pur essendo buoni nuotatori (veniamo da una città di mare) stiamo tutti in guardia.... Basta allontanarsi due o tre metri dalla riva e la mano possente del Nilo ci afferra e ci trascina velocemente a valle... possiamo anche nuotare al massimo della nostra velocità ma la sponda pare ferma, non ci muoviamo... ...a malapena conserviamo la nostra posizione iniziale.
Le ciclopiche dune, la massa d’acqua ribollente : niente di strano che gli antichi egizi ponessero a Elefantina le sorgenti segrete del Nilo !! La natura è veramente spettacolare qui, e la percezione delle luci e delle ombre e dei suoni veri del mondo attorno fanno davvero pensare alla magia cosmogonica, al demiurgo creatore...

 Sulla "spiaggia" i venditori di souvenirs stanno in attesa: hanno seminato tutte le loro cose infilandole nella sabbia, come piccole piantagioni... è uno spettacolo singolare,  ma non sono affatto insistenti, e dopo poche battute se ne vanno lasciandoci in pace. 
 

Arriviamo e ci sono già alcuni turisti che si bagnano, ma pochi nuotano lontano dalla riva. Stavolta anche Usama non si fa pregare e facciamo tutti un bagno refrigerante e rilassante.

Usciti dal Fiume Sacro ci arrampichiamo sulle dune, Usama ride e ci prende per pazzi... mai vista gente in costume da bagno scorrazzare per le dune desertiche...!!! ma è una favola.  Ci asciughiamo in pochi secondi: il vento è come un phon rovente e frusciante e ci troviamo asciutti e con una piacevolissima sensazione di ristoro.   Già il vento... Aswan è nota per il suo clima caldo e secco e per il vento ottimale per la feluca. La stagione calda, secondo Usama, è la migliore per veleggiare a Elefantina e dintorni.     

Riesco a comprendere come mai Usama definisce il suo mondo "my paradise"  ! La sua vita : un insegnante di storia e geografia, che abita sull’isola Elefantina, che alle 15.30 di ogni pomeriggio è libero, che d’estate ha le sue vacanze,  con la sorella che bada alla sua casa e alle sue cose, con una feluca tutta sua... con questo scenario davanti agli occhi mattina e sera... 
Lontani dai pensieri, lontani dal caos, soltanto una leggera galabeyya addosso ed il vento che ci accarezza con forza gentile : immergere una mano ogni tanto nel freddo corpo del Nilo sacro, lasciar riposare gli occhi sul verde delle rive, camminare a piedi nudi sulle dune roventi... respirare a fondo l’energetica aria secca di Aswan, resa luminosa e trasparente dal dio Ra... contemplare una lenta fila di cammelli, le lunghe ombre distese sulla sabbia ambrata.     

Ogni colore, ogni profumo, ogni suono si fonde nella bellezza completa del creato, e la natura irrompe prepotente nella mente e nell’ anima. Siamo ricondotti  all’ intuizione dell’esistenza atavica, quando il mondo era all’inizio del tempo. Queste immagini e sensazioni tornano a casa con noi, ogni volta; esse formano una fresca oasi nel nostro cuore, e, quando è più dura o grigia la vita di ogni giorno, si lasciano ripescare. 
Come gli ibis pescano le creature nel Nilo, con pazienza e mirando con precisione: così ripeschiamo le memorie, e le scene riprendono vita, balzando in primo piano, nella consapevolezza totale.  

Ecco : una volta rievocati, questi ricordi si distendono in silenzio, come un filo d’olio prezioso e dorato, calmando le increspature dei pensieri inquieti e placando la furia delle emozioni...Poi, finalmente: il silenzio, i tuoi occhi segreti si socchiudono scrutando l’orizzonte infinito, e dilaga la pace, rotta soltanto dal caldo sussurro del vento che ripete pian piano al tuo cuore :   

     

                                                      Aswan... Aswan...