...Omissis...

Ma lo pteroforo (sacerdote) che aveva guidato le misteriose cerimonie di Osiride, quello che, a Dendara, con la sua tavoletta d'argento in mano, aveva guidato la processione divina nella stanza dell'oro, quello non avrebbe avuto alcuna esitazione: i temi e le parole chiave essenziali erano tutti inclusi.

Senza dubbio era nella cappella di una tomba; quindi il mistero è stato evocato a favore di una persona morta e non per se stesso.

Iside, da entrambe le parti, era preceduta dai più importante elementi spirituali del defunto: il ba, a sinistra, e forse di nuovo il ba anche a destra. E' per lui che vengono eseguiti i riti che Petosiris, sommo sacerdote di Thoth, aveva dovuto effettuare in persona così tante volte durante la sua vita. Nel centro, il Dio Khepri, portando la corona-atef, nella sua forma più antica, non è altri che Osiride, esso medesimo nell' apoteosi solare che gli è valsa la sua risurrezione. La sua corona, quella che porta così spesso Osiride nel complesso architettonico a lui dedicato,  nel tempio di Sethi I ad Abydos, è sufficiente a provarlo, come pure le parole di Iside, che ovviamente sono rivolte a lui, sono utili a sostenere questa identificazione .

IL TESTO  DELLA SCENA della resurrezione

Ora è glorioso, luminoso, trasformato grazie all'oro, carne divina, in un essere incorruttibile, come dimostra la gioia di accenti Iside e Nefti quando il dio rinato prende il posto dell'astro eterno che sua madre Nut partorisce ogni giorno per l'eternità.

 

 Ma, a sua volta, Osiride-Khepri (lo scarabeo) comunica generosamente questa vita eterna (che a lui è riuscita a dare la potente Iside), a tutti coloro che sono in grado di identificarsi in lui e che hanno partecipato al mistero delle sue sofferenze, la sua morte e la sua risurrezione.  Qui,  è solo quest'ultima che importa. Nekhbet, che presiede alla nascita, presiede anche a questa risurrezione che è un'altra nascita; essa lo fa tenendo [lo scettro] was  nelle mani, simbolo della stabilità divina, e il cerchio cosmico percorso eternamente dal sole. [La dea] Uto per soddisfare la necessità di dualità della mente egiziana, porta, assieme alla sua protezione, la vita che già solo il suo nome basta ad evocare: il colore verde [Uto = Wadjet = verde].

Iside, raddoppiata, assorbe da un lato la personalità di Neith, la grande madre degli dei, come Dama della Corona Rossa. Essa cercò le sparse membra del marito e le riunì assieme, resuscitò Osiride e riuscì a unirsi a lui. Come essa ha ricevuto da  Amon, alla nascita, il respiro della vita, prerogativa di questo dio, ne è diventata in primo luogo la Dama e quindi la dispensatrice. Così lei lo comunica al defunto per farlo rivivere.

 

Eppure non era sufficiente un solo soffio vitale. I mortali lo possiedono durante la loro vita terrena ed esso non è sufficiente a renderla eterna.

 

Così, sul lato opposto, anche la Signora dei Rekhyt, compassionevole verso l'umanità,di cui lei è la regina, implementa i rimedi più efficaci per l'eternità. Lei ricorda  "Colui che giace" (Osiride) nella vita vegetativa che trionfa costantemente sulla morte apparente, come il suo amore aveva fatto per Osiride, identificandolo al grano seminato nel giardino mistico del dio. Era il suo aspetto ctonio che poi brillava nel mistero, come nelle recitazioni fatte sul corpo ricostituito. Era solo una forma di questa resurrezione, ottenuta da una sorta di assimilazione ai poteri del cosmo che dimostrano periodicamente la loro eternità. L'altra [forma] era la trasmutazione in un materiale inalterabile, e dunque divino [l'oro], dell'essere che doveva ricevere la vita degli dei. Osiride diventa dio del sole, rigenerato dall'offerta combinata di grano e oro, può comunicare adesso, grazie all'oro che emette a sua volta, il rinnovamento della vita. Il Ba a testa umana, vicino a Iside, suggerisce che grazie a questa la luce dorata è stato rimesso  al mondo il defunto rigenerato; è stato infatti per contatto con la luce del sole in uno scintillio di polvere dorata, come spesso i testi dicono, che il mondo intero, e le statue, così come i corpi prendono vita. Quindi, prima di essere ringiovanito, reincarnato in un corpo questa volta imperituro e inalterabile come l'oro, la dea caritatevole lascia che si esprima appieno la sua gioia.

Sembra che queste siano le idee  che l'iniziazione ai misteri della risurrezione osiriaca poteva evocare nella mente di coloro che ne avevano beneficiato. Non c'è dubbio che ce n'erano anche delle altre. Forse ciò che noi oggi arriviamo a comprendere, in realtà, era più complesso e sottile. Senza dubbio anche le cerimonie che esprimono questi concetti ancora ci sfuggono in gran parte. Eppure quello che possiamo intravedere è, per quel che ci sembra, molto interessante e sufficiente a giustificare questa lunga esegesi del misterioso bassorilievo di Petosiris.

Françoise Daumas    (BIFAO 59 - (1960), p. 63-80)

PS: chiedo venia per la traduzione poco fluente dal francese, ma il francese non è il mio forte!