LA TOMBA DEL SACERDOTE DI THOT PETOSIRIS (300 a.C.), a Tuna el Gabal contiene testi interessanti dal punto di vista ALCHEMICO

L'ORO ALCHEMICO di PETOSIRIS

Lo sperduto sito di Tuna-el-Gabal, affiorante dalle sabbie del deserto nella zona ad ovest del Nilo in corrispondenza dell'attuale Ashmunein, non è altro che la Necropoli dell'antica Hermopolis Magna, la patria del Dio Thot.

Una delle sue tombe del periodo tardo (XXX din.) ospita l'ultima dimora del Grande Sacerdote di Thot Petosiris. Data la grande importanza del personaggio, la struttura della tomba è di tipo templare con un pronao a colonne ed una facciata degna di un piccolo Tempio.

Questa tomba è stata studiata approfonditamente e scrupolosamente da Gustave Lefebvre, i cui studi sono stati pubblicati nel 1923 dalle stamperie dell'IFAO al Cairo.  Il lavoro fu condensato in tre volumi che ho scaricato dal web, stampato e studiato con attenzione, poichè riportano una dettagliata analisi dei testi e delle immagini presenti sulle pareti della tomba.

Il volto del sarcofago ligneo di Petosiris, che ho fotografato al Museo Egizio del Cairo. ​Il suo nome egizio era Pa-dj-Wsir che significava "Dono di Osiride". In periodo ellenistico era detto Petosìride. Originariamente  il nome era Ankhefenkhons (La sua vita è il dio Khonsu).  Vissuto dopo il 323 a.C.) fu un Grande Sacerdote egizio, considerato un saggio e colto,  vissuto durante la XXX dinastia

Ciò che ha sollecitato la mia attenzione è una serie di passaggi relativi all'immagine centrale del naos dove i testi lasciano intendere una serie di processi e rituali collegati all'utilizzo di materie organiche e minerali per garantire la "rinascita e rigenerazione" del defunto secondo una concezione che in qualche modo riverbera alcuni principi (a mio parere) alchemici .

Ii testi di Lefebvre da cui ho studiato

La raffigurazione della parete è abbastanza ben conservata, anche se i colori sono un po' sbiaditi ed evanescenti. Ci sono inoltre le immagini disegnate scrupolosamente da Lefebvre che aiutano a comprendere il quadro totale. Di seguito ho cercato di sintetizzare quanto letto dal testo di un altro autore: François Daumas che a mio avviso ha saputo magistralmente analizzare e valorizzare la scena.

Una foto sul posto della famosa parete di fondo della struttura tombale

il disegno del Lefebvre, che riporta le figure... i testi sono trattati a parte.

Da un lato la dea, Signora di Rekhyt, compassionevole verso l'umanità,di cui lei è la regina, implementa i rimedi più efficaci per l'eternità. Riprende la magia del "GRANO" come aveva fatto per Osiride, identificandolo con il grano seminato nel giardino mistico del dio.

 

Era il suo aspetto ctonio che poi brillava nel mistero, come nelle recitazioni fatte sul corpo ricostituito. E questa era solo una forma di questa resurrezione, ottenuta da una sorta di assimilazione ai poteri del cosmo che dimostrano periodicamente la loro eternità.

 

L'altra forma era la trasmutazione dell'essere (che doveva ricevere la vita degli dei) in un materiale inalterabile, e dunque divino: l'ORO. Osiride diventa dio del sole, rigenerato dall'offerta combinata di grano e oro, può comunicare adesso, grazie all'oro che emette a sua volta, il rinnovamento della vita. Il Ba a testa umana, vicino a Iside, suggerisce che grazie a questa la luce dorata veniva rimesso  al mondo il defunto rigenerato;

accade infatti per contatto con la luce del sole in uno scintillio di polvere dorata, come spesso i testi dicono, che il mondo intero, e le statue, così come i corpi prendono vita. Quindi, prima di essere ringiovanito, reincarnato in un corpo questa volta imperituro e inalterabile come l'oro, la dea caritatevole lascia che si esprima appieno la sua gioia.

Ma queste sono solo poche parole per sintetizzare un concetto più profondo e più vasto per il quale non posso che rimandare alle parole di François Daumas un archeologo di inzio '900 che ha approfondito l'aspetto esoterico dei testi e delle immagini (clicca sull'immagine a fianco).

Conclude il Daumas con queste poche parole, che condivido pienamente, (anche se consapevolmente Daumas riconosce che la comprensione totale è ben lungi dall'essere conseguita): 

 

<<Sembra che queste siano le idee  che l'iniziazione ai misteri della risurrezione osiriaca poteva evocare nella mente di coloro che ne avevano beneficiato. Non c'è dubbio che ce n'erano anche delle altre. Forse ciò che noi oggi arriviamo a comprendere, in realtà, era più complesso e sottile. Senza dubbio anche le cerimonie che esprimono questi concetti ancora ci sfuggono in gran parte. Eppure quello che possiamo intravedere è, per quel che ci sembra, molto interessante e sufficiente a giustificare questa lunga esegesi del misterioso bassorilievo di Petosiris.>>

A seguire le foto che ho scattato al Museo Egizio del Cairo relativamente al sarcofago ligneo di Petosiris e le sue magnifiche scritture geroglifiche ad intarsio di pasta vitrea colorata.