Vediamo ora di descrivere la struttura, e per questo scopo mi appoggio ad un testo ufficiale:

"La struttura del tempio solare è analoga a quella del complesso funerario regale del regno antico: vi è un tempio a valle, accessibile per via d'acqua, una rampa ed un tempio superiore. Il tempio più basso o porta monumentale aveva forse i muri inclinati verso l'interno e sarebbe allora un antecedente del 'pilone' dei templi del Regno nuovo. La rampa, coperta e rischiarata a intervalli da aperture nel soffitto, è disposta di sbieco rispetto al rettangolo di 80 per 110 metri, che sorge sulla terrazza rocciosa, parzialmente integrata da costruzioni, ed è racchiuso da un possente muro perimetrale. All'interno si incontra prima un cortile con un altare in fondo e poi l'elemento fondamentale del tempio: l'obelisco solare. Capostipite dei molti obelischi monolitici egiziani poggiava su uno zoccolo alto 16 metri a forma di piramide tronca, rivestito in basso da blocchi di granito ed in alto da lastre di calcare.  

Dallo zoccolo l'obelisco si alzava con forma tozza per 36 metri; era rivestito da lastre di calcare e la sua sommità piramidale era di blocchi di granito o forse di lamine di rame dorato. Il lato destro dell'area delimitata dalla muraglia perimetrale è occupato da magazzini e da cortili in cui si immolavano gli animali delle offerte: nel pieno del muro perimetrale, sul lato sinistro, un deambulatorio conduceva dall'ingresso fino allo zoccolo dell'obelisco e poi, attraverso questo, fino alla sua terrazza superiore. Il percorso era ornato da rilievi con gli dei patroni dei nomi, gli dei del Nilo, gli dei delle stagioni, i lavori agricoli a esaltazione dei benefici del sole. Queste scene erano visibili per la luce che penetrava da aperture del deambulatorio; quelle relative alla festa del giubileo, per il trentennale del re (in occasione del quale il complesso fu costruito), nella parte del percorso attraverso lo zoccolo, potevano essere ammirate solo alla luce delle torce. Fuori dal quadrilatero del tempio, scavata in parte nella roccia e in parte costruita in mattoni, vi è la barca solare, simulacro di quella con la quale il sole compie il suo viaggio nel cielo."
                             [Da "Guida alla civiltà dell'Egitto Antico" di Francesco L- Nera, ed. Mondadori]

 

Appena entrati nel recinto, dal lato orientale, ci si presenta agli occhi uno spettacolo di desolazione e rovina, con un pavimento sconnesso e ridotto ad un ammasso di pietrisco e sabbia...  
Ma, subito a nord, accanto all’entrata, si dipana una fila di enormi bacili in calcare, dalla forma particolare. Sono coppe semisferiche, dotate di fori passanti per la fuoriscita dei fluidi contenuti. La base cubica nella quale sono ricavati è massiccia e impressionante per le sue dimensioni. Tutto attorno al bordo superiore si alternano delle singolari protuberanze, dallo scopo misterioso, che si seguono a distanza di una spanna una dall’altra.

Abu-Ghurab e il tempio solare di Niuserra

Sito del Tempio Solare: una mia ricostruzione virtuale dell’obelisco

Ritti in piedi, nella sabbiosa fornace rovente, tra il riverbero dei raggi del sole, ora allo zenith... pochi giorni dopo ferragosto, siamo qui ad Abu-ghurab, a contemplare in reverente silenzio le vestigia del famoso Tempio Solare di Ni-user-ra. 

La pace e la quiete regnano sovrane in questo luogo, per ora ancora chiuso ai turisti, salvo qualche visita "speciale" fuori dai tour ufficiali... Non un filo d’aria, non un volo d’uccelli... nell’immobile aria stagnante si odono solo i crepitii delle poche rocce sparse che gemono, soffocate dalla sabbia, spaccandosi sotto la sferza del sole. Nulla di strano, ora, immaginare che questo possente e tozzo obelisco si innalzasse un tempo con titanica possanza verso il cielo, come un dito, gigantesco e fiero, puntato con aria di sfida verso gli incommensurabili spazi celesti, sede e regno dell’antico e sempre sacro disco solare.

Dove siamo? Soltanto a mezz’ora a piedi dal sito di Abusir... a due passi dalle piramidi della V dinastia. La sabbia soffice e rovente dell’altipiano ha accolto i nostri passi mentre con pazienza e costanza tracciavamo il sentiero verso il tempio solare di Niuserra. Ali, il sovrintendente del sito, è con noi e ci ha fatto strada, esponendoci con pacata professionalità episodi della sua partecipazione agli scavi nel sito.

Ali e me, mentre attraversiamo le sabbie polverose e roventi che separano Abusir ad Abu-Ghurab

Mentre attraversiamo la distesa di sabbia, duna dopo duna, arriviamo sulla cima di un dosso, piatta e vasta, dove ci troviamo immersi nei resti granitici e calcarei di un antico sito archeologico. Ormai è in completo sfacelo, e non si possono neanche immaginare le antiche strutture... ma sappiamo che si tratta di un altro Tempio Solare: quello di User-ka-f... poco distante da quello di Ni-user-Ra. Dalle iscrizioni delle tombe reali si conosce l’esistenza di almeno sei di questi templi fatti erigere dai seguenti re: User-ka-f, Sahu-Ra, Nefer-ir-ka-Ra, Nefer-ef-Ra, Ni-user-Ra e Men-kau-Hor. Ciò nonostante, se ne sono scoperti solo due, e questo di Userkaf è il primo che incontriamo nel nostro cammino. 

Anche se poco riconoscibile, ci fermiamo ad osservare, con rispetto: è il  più antico edificio di questo tipo, e la semplicità dell’architettura e la mancanza di bassorilievi non sorprendono molto. Ma il vero motivo di questa essenzialità potrebbe essere il breve regno di Userkaf che durò solo sette anni e non gli consentì di completare l’opera. Negli antichi testi, il tempio è spesso indicato da un segno geroglifico che rappresenta una base (piedistallo) di obelisco all’interno di un muro di recinzione. Da questo fatto si può dedurre che l’obelisco possa essere stato un elemento aggiunto successivamente. Gli scavi e le ricerche, eseguite tra il 1954 e il 1957 da H. Ricke e G. Haeny, hanno confermato questa ipotesi. 

Resti del Tempio Solare di Userkaf, sul fondo la piramide a strati di Neferirkara 

Carla e Sonia a zonzo tra le poche vestigia del Tempio Solare di Userkaf.

E arriviamo finalmente alla nostra meta : il sito, come si può vedere nella ricostruzione sottostante, è delimitato dalle tracce di un recinto, dentro il quale si indovinano ancora i resti un massiccio basamento, un tempo sormontato da un obelisco tozzo e massiccio.
Situato sul west bank del Nilo tra Giza e Saqqara, originariamente era noto ai viaggiatori come la  piramide di Righa, sebbene attualmente sia dominato dai resti di un tempio solare eretto dal re Niuserra Jni della V dinastia, la cui piramide si erge a  poca distanza a sud di Abusir. La parte principale del tempio era un grande monumento piatto le cui proporzioni erano a metà tra una pietra Benben ed un vero obelisco. Sia l’obelisco che la piattaforma di supporto alla sua base erano costruzioni di muratura, piuttosto che monolitiche. Davanti al monumento vi è una vasta corte aperta, e nel centro di essa vi è un massiccio altare di travertino comprendente un disco circondato su ciascun lato da quattro simboli incisi del segno geroglifico Htp (hotep=offerta), che davano al tutto una insolita forma cruciforme.

L’entrata al tempio è connessa all’ ‘Edificio a Valle’ tramite una rampa coperta simile a quelle che connettono le piramidi con i loro ‘templi a valle’. Nell’accedere al tempio vero e proprio la rampa diventa un corridoio che scende sulla parte orientale del cortile e lungo il lato meridionale. Il corridoio, che conteneva rilievi della Festa Sed, portava alla "stanza delle stagioni" e finiva in una cappella decorata con scene del rituale della dedica del tempio.

Questo antico e originale tempio solare si trova proprio all’interno del triangolo individuato dalla linea immaginaria che unisce gli angoli nord-occidentali delle piramidi di Giza e quella analoga relativa alle piramidi di Abusir: entrambe si incrociano nelle vicinanze dell’antico sito del tempio solare di Eliopoli, la sacra biblica On!   Forse qui, ad Abu Ghurab, come suppone il Kaiser, ci troviamo al punto più a sud da cui, nei tempi antichi, si potesse ancora traguardare visivamente l’obelisco solare di Eliopoli, a Menfi.
In qualche modo, quindi, questa zona, con i suoi templi solari, è in stretta relazione con la zona di origine del culto solare, la storica Eliopoli del Nord.     

"Eliopoli  (l’antica On o Iunu) e Letopoli (l’antica Sekhem, attuale kom-Awsim), erano strettamente correlate, ed in qualche modo in relazione geometrica e geografica con la piramide di Cheope (vedi grafico accanto a destra)... e forse la stessa Letopoli era, in antichità, la mitica Kerkasore, l’osservatorio citato nei suoi testi da Eudosso, ma citata anche da Erodoto, Strabone, Plinio ed altri storici."
 

                [BIFAO 74(1974), p.135-147 - Georges Goyon "Kerkasore et l'ancien observatoire d'Eudoxe"]     



Fori di drenaggio per la fuoriuscita dei fluidi  

Carla alle prese col conteggio delle strutture rilevate sui bordi

Carla perde il conto, mentre passa un fantasma purpureo!!!  

Sul lato nord-occidentale della piattaforma vi sono altri bacili, ma il loro bordo è liscio, senza protuberanze di sorta, mentre Sono muniti di tre fori di drenaggio ciascuno

Altra vista dei bacili sul lato nord-ovest: si notano due dei tre fori di drenaggio     

Evidenziato (in colore più chiaro) il tratto di pavimento specifico destinato allo scolo dei fluidi verso i bacili, si possono vedere le scanalature in direzione ovest-est; esso era rilevato di circa 13 cm rispetto alla pavimentazione di base

E’ inquietante, osservando questi enormi catini di pietra, immaginare che potessero essere pieni di sangue! Questo fluido scorreva derivando dalle strutture dei macelli, costruiti probabilmente nel lato settentrionale del recinto. Sacrifici massivi, rituali di offerte e libagioni abbondanti... Con uno sforzo immaginativo, basta chiudere semplicemente gli occhi per vedere, come antichi fantasmi, i numerosi sacerdoti indaffarati e impegnati per rendere onore al supremo dio Sole: Signore del Cielo, Possente di Luce, mentre naviga nella sua Sacra Mandjet, la Barca del mattino...  Ra sfolgorante e radioso nel suo eterno viaggio celeste, che si ripresenta ogni mattino all’orizzonte, per rassicurare i sacerdoti e l’umanità che ogni cosa è ancora al suo posto, e lo sarà...   

A sud del Tempio Solare: un simulacro della barca solare, in parte scavato nella roccia, in parte costruito in muratura

per i secoli dei secoli... E quando arriva la sera, la barca Mesktet (o Sektet) lo attende per portarlo attraverso la zona crepuscolare dell’Akhet nel buio della Duat. (Vedi struttura meridionale del complesso, rappresentata qui a fianco).  

Grafico prelevato dal testo di Miroslav Verner sulle piramidi

Qui, ad Abu-ghurab e Abusir, i resti dei templi solari e l’allineamento delle rovine piramidali, ci riconducono ancora una volta al culto solare, ed alle correlazioni dei siti.
Ma ora bando alle dissertazioni, e ritorniamo all’ avventura: ci arrampichiamo, sbuffando per l’eccesso di calore, sui fianchi del massiccio basamento dell’obelisco... fino a fermarci sulla sommità: da qui si gode una vista completa del sito, ed in lontananza si riescono persino a distinguere i profili della piramide a gradoni di Djoser e quella, ormai ridotta ad una collina di detriti, relativa a Unas, nel sito di Saqqara. 

Allineamento degli assi piramidali con i siti solari

Dalla cima del basamento del tempio solare, il panorama...

Guardando in basso, finalmente si può valutare appieno la forma e la purezza geometrica dell’altare quadrilatero posto davanti alla base dell’obelisco: una forma simbolica singolare e densa di significati religiosi. 

 

Posto vicino al punto mediano della corte, a est dell’obelisco, questo grande altare in alabastro è formato da quattro blocchi sagomati in forma del geroglifico "hotep", orientati alle quattro direzioni cardinali e sistemati in modo da circondare una forma di disco solare posto al loro centro.     

Il simbolo "hotep" significa "offerta", "soddisfatto" o "pace", e si ritrova frequentemente nella parte finale dei testi sulle false porte delle tombe dell’Antico Regno.

 

Per questo motivo si immagina che l’altare significhi "Ra è soddisfatto nelle quattro principali direzioni". Per rendersi conto delle dimensioni dei componenti, basti pensare che il blocco cilindrico di alabastro ha un diametro di 1,8 metri.

Dalla cima del basamento del tempio solare, il panorama

L’altare di alabastro visto dalla sommità del basamento

Particolare dell’altare che mostra la precisione della perforazione cilindrica in fase di sagomatura dell’alabastro

Vista l’ora e la vampa abbacinante del sole, forse una pausa nel verde per ritemprarci sarebbe opportuna. Quasi intuendo questi nostri pensieri, Ali ci viene incontro sorridendo: conosce un proprietario terriero che ha una piantagione di manghi proprio a qualche decina di metri dal Tempio... così ci propone di seguirlo per rinfrescarci e mangiare un po’ di polpa di mango appena colto!
Veramente un’iniziativa degna di lode! 

In pochi istanti attraversiamo le ultime zone sabbiose e siamo tra il verde delle palme e dei manghi, seduti su una "mastaba" sotto una tettoia di canne e teli, con la compagnia del padrone dei manghi e dei suoi attendenti. Poco lontano una pompa a mano permette di far salire acqua fresca dal sottosuolo. Una squisita polpa zuccherina e saporita, di colore giallo intenso, ci restituisce sali minerali ed energie, e chiacchierando e scherzando riprendiamo vigore. 

Ed ecco ancora immagini della zona meridionale, ultime propaggini del corridoio coperto che portava a ridosso del basamento dell’obelisco.

 Guardiamo un po’ preoccupati e accaldati verso l’orizzonte: dobbiamo ritornare attraverso le dune assolate fino ad Abusir... ci aspetta ancora la visita alle piramidi di Neferirkara e Niuserra e il complesso tombale di PtahShepses!

Foto dall’alto del lato meridionale del complesso

Ni-user-Ra, dotato di vita per tutti i secoli dei secoli

Ritemprati e soddisfatti, ci prepariamo a riprendere il cammino... sorridiamo parlottando fra noi: che scherzi !!! parlando in arabo per poco non ho "venduto" Sonia al ricco proprietario terriero in cambio di 200 cavalli arabi purosangue!!! Ha ha ha ha!!!

La pompa "a mano"... 

Il nostro ospite: il padrone dei manghi!

 Ma... questa è un’altra storia!