CURIOSANDO TRA LE OFFERTE DI NEFERETJABET

Nefertiabet (La Bella d'Oriente) era una principessa egizia della IV dinastia, figlia del faraone Cheope. Nota per la statua rinvenuta nella sua tomba e ora conservata al Museo di Monaco, è ancor più conosciuta per la sua raffinata stele funeraria (E 15591) in pietra calcarea dipinta con colori vivaci, oggi al Museo del Louvre.  

Staatliche Sammlung für Ägyptische Kunst, Monaco di Baviera

Stele funeraria della principessa Nefertiabet (E15591).

Museo del Louvre, Parigi

Nella stele è raffigurata Nefert-Jabet assisa su uno scranno con zampe di toro (simbolo del verbo "wHm" uhem: ripetere, usato per la formula uhem-ankh ripetere la vita, perciò "rigenerarsi"). Lo scranno è altresì adorno di un'infiorescenza ombrelliforme di papiro, pianta che  simboleggia il ringiovanimento e la rinascita del defunto nel mondo dell'oltretomba.

La principessa indossa una lunga parrucca a matassa e una veste in pelle di leopardo che assume un significato particolare. L'abito di pelle di leopardo era probabilmente legato ad un ruolo sacerdotale e serviva a dimostrare la sua preparazione e dignità di servitrice degli dei. Questo tipo d'abito inoltre suggerisce che Nefertiabet fosse stata una sacerdotessa di Seshat, dea della scrittura e della conoscenza. Avrebbe infatti accompagnato suo marito, il Principe Wepemnefret, che portava il titolo di "Sacerdote di Seshat", nei rituali quotidiani di venerazione della dea.

Una parziale interpretazione dei  geroglifici che identificano le offerte presenti sulla stele ci raccontano cose interessanti in merito agli usi funerari degli antichi egizi.

Il testo interessato comprende la parte sinistra in alto della stele, mentre le colonne inquadrate a destra e sotto il tavolo sono escluse. La prima scritta a sinistra identifica la principessa:  sA n(y)swt Neferet-jAbet "Figlia del Sovrano, NeferJabet" (la Bella dell'Oriente). Davanti al volto della principessa il simbolo di una brocca che versa un liquido: "Qebeh" che indica "LIBAZIONI".

Seguono due righe inquadrate in un rettangolo che elencano una serie di offerte.

Prima riga da sinistra a destra (ogni termine è un gruppetto verticale):

Sentcher  )  Incenso,

Hatet  )        Unguento di prima qualità,

Uadju )        Cosmetico verde per gli occhi

Semdet )     Perle (di solito in pietra semi-preziosa o vetro),

Dabw  )       Fichi,

Ished  )       Frutti dell'albero Ished.

Seconda riga: da sinistra a destra (ogni termine è un gruppetto verticale)

Sekhpet  Bevanda Sekhpet [prende il nome da varie specie di birra],

jrep )          Vino,

nebes )      frutti del giuggiolo (Ziziphus),

t-nebes )   Pane alle bacche di giuggiolo,

Uah )         Frutti dolci di carruba.

Si può notare che le offerte spaziano da alimenti di prima scelta a unguenti raffinati di alta qualità, cosmetici, stoffe. Insomma: un modo gustoso e ricco di preparare una tavola di offerte, ed un modo organizzato e ben progettato di preparare una scorta di beni necessari alla vita di ogni giorno disponibili anche dopo la morte.  

 

Non bisogna scordare il potere "evocativo" dei simboli e dei geroglifici per gli antichi egizi: i segni potevano evocare ciò che rappresentavano, portandolo all'esistenza in un processo "formativo". Per questo motivo le risorse descritte sulle steli e sulle pareti delle tombe diventavano all'occorrenza, cibo e sostentamento per il defunto nell'Aldilà.

Qui sotto la stele commentata con estratti dei vocabolari utilizzati per la traduzione: principalmente O.Faulkner e Hermann-Grapow.